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Recensioni musicali
"Imogene" - Imogene
Venerdì 06 Novembre 2009

L'assunto da cui partono gli americani Imogene è di tutto rispetto: secondo i quattro ragazzi di Los Angeles suonare musica 'indie' oggi vuol dire dover essere 'trendy'. Allora ben venga suonare retro' e derivativi, se questo significa poter essere piu' originali. E gli Imogene lo sono in effetti fin dalla strumentazione che utilizzano per suonare: un basso ad otto corde usato a mo' di chitarra elettrica sempre distorta, un normale basso a quattro corde, un piano elettrico e una batteria. Chi ha scritto che il suono degli Imogene è un incrocio tra Primus e Morphine non è andato molto distante da dire il vero. Altri legami di sangue sembrano essere quelli con i seminali Masters of Reality e con i loro discepoli Queens of the Stone Age (che pero' piacendo al pubblco indie, si suppone siano molto piu' modaioli degli Imogene). Nel loro esordio autoprodotto gli Imogene hanno raccolto dodici canzoni in cui scorrono fiumi di fuzz alla Hendrix su distese di deserto fangoso come quello fotografato sulla retrocopertina del disco.

Roberto Mandolini


INFO: imogene.info

 
"Opus One" - Greylevel
Mercoledì 04 Novembre 2009

La Progrock Records continua a scovare ottime band e anche i Greylevel diventeranno sicuramente uno dei gruppi di punta dell'etichetta. I Greylevel sono un trio molto interessante, difficile da etichettare. Suonano rock progressivo, ma cercano di trovare vie più semplicistiche: invece di puntare su momenti strumentali ed articolati, preferiscono momenti acustici ed intimisti; a tratti anche la psichedelia degli anni settanta spunta nelle loro composizioni (per tracciare un dovuto parallelismo citerei i Pink Floyd di "Animals" ed i Porcupine Tree più mistici). La voce di Esther Barber è accostabile infatti proprio a quella di Steve Wilson ed anche le tastiere di Derek Barber creano più che altro effetti, situazioni, atmosfere e momenti pianistici di grand'effetto, come lo faceva Rick Wright trent'anni fa e come lo fa oggi Richard Barbieri. Dopo "Sojourn" e "Taken", ottimi brani molto raffinati ed eleganti, arriva la prima suite, "Blue Waves", lenta e psichedelica: l'accostamento ai Pink Floyd è qui più accentuato. L'intro acustico di "Your Light" ricorda da lontano i Pink Floyd di "Atom Heart Mother" così come le parti vocali, "Possessing Nothing" è la seconda suite del cd ed anche qui la band si lascia andare in lunghi momenti intimisti, atmosferici e a volte anche spaziali. Non sono una band facile: "Opus One" necessita di ripetuti ascolti per poter essere apprezzato, ma se volete isolarvi dal mondo questo è il momento adatto, basta chiudere gli occhi e lasciarsi guidare dalle eteree atmosfere dei Greylevel.

Fabio Loffredo

INFO: progrockrecords.com

 
"The Dark Third" - Pure Reason Revolution
Lunedì 02 Novembre 2009

Con la ripubblicazione sotto l'InsideOut di questo "The Dark Third", gli inglesi Pure Reason Revolution tentano di farsi conoscere ad un pubblico decisamente più ampio, visto che, a mio avviso, hanno tutte le carte in regola per farlo. I PRR suonano egregiamente un prog melodico d'atmosfera, decisamente vintage, costruito tra presente e futuro, tra Pink Floyd e Radiohead. L'ottimo utilizzo delle chitarre, vero elemento portante di tutti i brani, ben si amalgama alle partiture "astrali" dei synth, in un continuo rincorrersi verso l'indefinito. Melodiche suggestioni caratterizzano l'intero asset dell'album, anche grazie alla gradevole voce della cantante Chloe Alper. Le parti migliori, comunque, sono quelle strumentali, davvero di grande effetto. Doveroso ri-scoprirli.

INFO: audioglobe.it

 
"Until Death Comes" - Frida Hyvönen
Mercoledì 28 Ottobre 2009

Frida è nata in Svezia nel 1977. "Until Death Comes" è il suo disco d'esordio, pubblicato per la prima volta dalla svedese Licking Fingers, l'etichetta dei Concretes, nel 2005 e in parte realizzato grazie ai finanziamenti dello Stato (da quelle parti funziona così). Al suo interno ci sono dieci canzoni che raccontano storie disincantate e drammatiche, sottolineate dalla voce gelida e profonda di Frida e dal suo pianoforte, sempre presente nel sottolineare le melodie delle composizioni. I concetti delle canzoni di Frida arrivano dritti in faccia, senza doppi sensi e giri di parole ('Once I was a serene teenage child, once I felt your cock against my tight'). Non mancano sull'album i momenti pop che fanno venire in mente le cose migliori di Fiona Apple ("Come Another Night"), anche se la maggior parte delle canzoni ha arrangiamenti scarni ed essenziali che mettono in evidenza una desolante delicatezza alla Laura Nyro ("N.Y.", "today, tuesday").

Roberto Mandolini

INFO: secretlycanadian.com

 
Mercoledì 12 Dicembre 2012
 
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